Il Verdicchio di Matelica

Il Verdicchio di Matelica è un vino quasi nascosto, fatto in una terra quasi nascosta. Siamo in provincia di Macerata e, in piccola parte, nelle campagne più a ovest della provincia di Ancona.

 

Il territorio dove si coltivano le uve del Verdicchio di Matelica comprende il cuore dell’Alta Vallesina. L’unicità e la rarità di questo vino parte da questa valle: è l’unica valle (di queste dimensioni) della regione Marche ad essere disposta nord-sud, identificabile nel territorio delimitato dal Comune di Castelraimondo (MC) a sud e dal Comune di Cerreto d’Esi (AN) a nord.

Tutte le altre grandi valli marchigiane sono posizionate in direzione ovest-est: nascono nei monti dell’Appennino, in particolare nel maceratese, nella zona preappenninica dei Monti Sibillini, e si svolgono fino ad arrivare perpendicolare al Mare Adriatico.

 

Il Verdicchio di Matelica vive questa unicità pedoclimatica, trasformandola in tipicità produttive e sensoriali.

La peculiarità del Verdicchio di Matelica è quindi sostanzialmente riconducibile al territorio e, in particolare, alla condizione orografica della valle chiusa al mare. Questo posizionamento parallelo al mare crea, nell’Alta Vallesina, un clima continentale, caratterizzato dalla mancanza del volano termico mitigante del mare stesso. La vite di Verdicchio legge queste difficoltà termiche nel periodo freddo e conseguentemente differenzia poche gemme a frutto, perché valuta di non riuscire ad avere una sufficiente sommatoria termica utile a una maturazione adeguata per un abbondante carico di uva.

Ma poi, con l’allegagione e quindi con l’inizio della maturazione, la vite trova il sole del 43° parallelo, perfetto per il soleggiamento utile all’attività fotosintetica del Verdicchio: i pochi grappoli fruiscono, fino ad ottobre, di una grande forza maturativa, tanta energia in pochi frutti. Per questo equilibrio ambientale il Verdicchio di Matelica ha un elevato contenuto in zuccheri (e quindi in alcol nel vino...), un alto valore in estratto secco e in sali minerali.

 

Sette sono i comuni il cui territorio entra in parte nei confini definiti dal disciplinare di produzione: Matelica, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo e Camerino in provincia di Macerata, Cerreto d’Esi e Fabriano in provincia di Ancona.

 

Il 21 luglio 1967, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, nasce la Denominazione di Origine Controllata per il Verdicchio di Matelica. Firmatari e testimoni di questo evento sono pochi viticoltori matelicesi: Marini Pietro, Picciaiola Faustino, Farroni Guido, Benedetti Nazzareno, Spurio Lorenzo, Ciccolini Pacifico, Cifola Casimiro, Brancaleoni Renato, Valeri Paolo Emilio, Giancon Celeste, Benedettini Silvestrini, Mattei Italo, Boccaccini Carlo.

Per capire l’importanza del riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata già nel 1967 basta citare tre fatti: 

1. è il 1° vino a D.O.C. della regione Marche (insieme al Rosso Conero);

2. è il 14°mo vino a D.O.C. d’Italia;

3. nasce nello stesso anno in cui viene assegnata la D.O.C. al Brunello di Montalcino.

 

Il Verdicchio di Matelica nel 2009 ha raggiunto un traguardo importante e rarissimo nel panorama vitivinicolo nazionale: è un vino a “Denominazione di Origine Controllata” e la tipologia Riserva è una “Denominazione di Origine Controllata e Garantita”.

Per fare chiarezza su questo argomento, peraltro molto ostico al consumatore non necessariamente acculturato del settore enoico, affermiamo che il Verdicchio di Matelica ha potuto applicare con la massima efficacia la filosofia che guida e discerne la logica delle Denominazioni di Origine in Italia: un certo vitigno in un definito e limitato territorio produce un vino che, per le sue peculiarità, viene riconosciuto a D.O.C. (con un personalissimo disciplinare di produzione che è legge dello Stato e definisce vitigni, territorio, produzione); se inoltre è riconosciuta un’”eccellenza produttiva”, solo a questa piccola frazione di prodotto può essere riconosciuta la D.O.C.G. Questo è successo al Verdicchio di Matelica (D.O.C.) e quindi alla “Riserva” (D.O.C.G.).

Oggi, quindi, esistono due Verdicchio di Matelica: il “Verdicchio di Matelica D.O.C.” e il “Verdicchio di Matelica Riserva D.O.C.G.”, ognuno con il relativo disciplinare di produzione. Il Verdicchio di Matelica è un vino prodotto in un territorio “molto limitato e molto delimitato”.

 

Viene da chiedersi quali sono le differenze con il fratello Verdicchio dei Castelli di Jesi:

• sono due vini bianchi con “Denominazione di Origine Controllata” diverse;

• il vitigno è lo stesso (Verdicchio Bianco);

• i cloni sono diversi (non sempre...);

• Verdicchio di Matelica: solo nell’Alta Vallesina;

• Verdicchio dei Castelli di Jesi: solo nella Bassa Vallesina;

• il Verdicchio di Matelica è il Verdicchio di “montagna”e “non vede il mare”;

• il Verdicchio dei Castelli di Jesi è il Verdicchio “che arriva al mare”;

• il rapporto di produzione di uve Matelica-Jesi è 1:10 (25.000 q ca. Matelica; 250.000 q ca. Jesi), così come anche il rapporto tra i numeri delle aziende vitivinicole è 1:10 e il rapporto tra le superficie dei territori di produzione è 1:10: possiamo affermare che il Matelica è la “punta dell’iceberg” del Verdicchio!

Da http://www.produttoriverdicchiodimatelica.it

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Per tutte le informazioni sul Verdicchio di Matelica, visita il sito Internet dell'Associazione Produttori Verdicchio di Matelica: http://www.produttoriverdicchiodimatelica.it.